Big trouble in Little EU: GDPR - Accountability

"I consigli del vecchio Pork-Chop Express sono preziosi, specialmente nelle serate buie e tempestose..." (Jack Burton, DPO autocertificato)

Parliamo un po' di un Incantesimo chiamato accountability, nella sua Versione Oscura in cui diventa una safe word invocata nei più disparati ambiti.

Parola Oscura, quasi iniziatica, consente ai migliori stregoni di eludere l'assalto di domande scomode (il più delle volte quando si vestono i panni di relatore), confezionare risposte valide per ogni situazione (il più delle volte quando si vestono i panni di consulente), proclamare contenuti d'impatto senza mai dire nulla di concreto (ricorrendo a una Triade di agenti: Could, Should e Would), aumentare la propria forza persuasiva.
Inoltre, tali formule sono arricchite da:
  • genericità e vaghezza argomentativa;
  • nessun riferimento al contesto;
  • utilizzo pressoché esclusivo del modo condizionale e astensione dal modo indicativo;
  • riferimenti acritici e tramite elencazione o Ctrl+C e Ctrl+V a norme e indicazioni abilmente "censite e prelevate" spesso nell'arco di tempo di qualche manciata di secondi.
L'accountability, al di fuori del suo impiego oscuro, è fuori di dubbio il cardine portante del "sistema GDPR", ma la sua perversione rischia di alimentare una deriva formalistica e ben lontana dagli intenti di protezione sostanziale (e quindi: concretezza ed effettività) dei diritti e delle libertà degli interessati e libera circolazione dei dati personali (e quindi: regolamentazione priva di oneri eccessivamente irragionevoli) perseguiti dal Regolamento.

Essere GDPReady è...evitare di utilizzare l'accountability come safe word.

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