La favola delle...app

 
Nel 1705 Bernard de Mandeville scriveva la Favola della api: vizi privati e pubbliche virtù  descrivendo attraverso un'opera satirica i paradossi di una società che vuol apparire virtuosa pur dovendo la sua prosperità al mercato dei vizi e delle passioni.
Essendo cosí ogni ceto pieno di vizi, tuttavia la nazione di per sé godeva di una felice prosperità. era adulata in pace, temuta in guerra. Stimata presso gli stranieri, essa aveva in mano l’equilibrio di tutti gli altri alveari. Tutti i suoi membri a gara prodigavano le loro vite e i loro beni per la sua conservazione. Tale era lo stato fiorente di questo popolo. I vizi dei privati contribuivano alla felicità pubblica. Da quando la virtú, istruita dalle malizie politiche, aveva appreso i mille felici raggiri dell’astuzia, e da quando si era legata di amicizia col vizio, anche i piú scellerati facevano qualcosa per il bene comune.
In modo provocatorio propone una lettura della prima rivoluzione industriale teorizzando una correlazione diretta fra aumento del benessere collettivo e il feroce individualismo devoto alla diffusa ricerca della soddisfazione del vizio.
In tal modo, poiché il vizio produceva l’astuzia, e l’astuzia si prodigava nell’industria, si vide a poco a poco l’alveare abbondare di tutte le comodità della vita. I piaceri reali, le dolcezze della vita, la comodità e il riposo erano divenuti dei beni cosí comuni che i poveri stessi vivevano allora piú piacevolmente di quanto non vivessero prima. Non si sarebbe potuto aggiungere nulla al benessere di questa società.
La critica più forte è verso la convinzione ipocrita che vorrebbe la crescita economica come un prodotto della virtù.

Fra gli dei, individua in Mercurio, patrono dei ladroni, il nume sotto i cui auspici viene garantita la prosperità dei mercati. E la più terribile maledizione scagliata da Giove consiste nella totale ed assoluta trasparenza invocata in modo sfacciato da molti:

“Da questo istante l’onestà s’impadronirà di tutti i loro cuori. Simile all’albero della scienza, essa aprirà gli occhi di ciascuno e gli farà percepire quei crimini che non si possono contemplare senza vergogna. Essi si sono riconosciuti colpevoli coi loro discorsi, e soprattutto col rossore suscitato sui loro volti dall’enormità dei loro crimini. È cosí che i bambini che vogliono nascondere le loro colpe, traditi dal loro colorito, immaginano che quando li si guarda, si legga sul loro volto malsicuro, la cattiva azione che hanno compiuto”.
la quale, in brevissimo tempo, porta l'intero alveare alla rovina.

Al tempo della quarta rivoluzione industriale, fra trasformazione digitale e datagate, penso ci sia sempre spazio per un de Mandeville 4.0 e la sua favola...delle app.

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